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Treviso: Deve frequentare il corso per uomini maltrattanti, ma non ha soldi, il suo avvocato ricorre in Cassazione

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L'uomo difeso dall'avvocato Annalisa Zanin, ha patteggiato una condanna a 10 mesi con la condizionale. Una pena lieve, ma subordinata all'obbligo di frequentare un corso per chi non si è reso responsabile di reati gravi nei confronti delle donne. L'unico centro in provincia di Treviso è a pagamento e l'uomo non possiede 1.800 euro per poterlo pagare. L'avvocato ricorre in Cassazione chiedendo che la frequenza al corso sia a carico del sistema sanitario nazionale

Mentre l'enorme circo mediatico continua a muoversi convulsamente attorno all'omicidio di Giulia Cecchettin, facendo perfino spuntare ad effetto il supertestimone, vigilantes della Dior. La cui esistenza è stata seccamente smentita dagli inquirenti veneziani. Un uomo a Treviso si trova in una situazione paradossale. Egli ha nel 2019: pedinato, inviato messaggi telefonici e si è appostato nei luoghi frequentati dalla moglie, da cui si stava separando. Ha in pratica commesso, quell'errore tipico di alcuni uomini, nelle delicate fasi di avvio della causa di separazione giudiziale.

Non vi sono state violenze fisiche, ma la denuncia della donna ha fatto scattare la “legge sul codice rosso” e ne è seguita una condanna davanti al GUP di Treviso, alla pena di 10 mesi, con la concessione della condizionale (l'uomo era incensurato) ma subordinata all'obbligo di frequenza ad un corso per uomini maltrattanti. Intendendo come tali, coloro che sono stati condannati per stalking o per minacce, non per violenze di tipo fisico. L'uomo difeso dall'avvocato Annalisa Zanin di Treviso, si è detto disponibile a frequentare il corso e l'avvocato si è messo alla ricerca della struttura idonea.

Con grande sorpresa, si è però resa conto, che in tutta la provincia di Treviso esiste solo un'associazione autorizzata a svolgere quel tipo di corso: “La frequenza al corso è di diciotto mesi e il costo di mille ottocento euro oltre Iva, non è sostenibile dal mio assistito, che vive in macchina da quando a seguito della separazione e dell'assegnazione della casa coniugale alla moglie ha perso il lavoro” -continua l'avvocato Zanin- “non ha soldi e lo ho difeso grazie all'accesso al Gratuito Patrocinio, quel denaro proprio non lo ha, non ha nemmeno i soldi per comprarsi da mangiare".

Di fronte all'impossibilità di trovare un corso alternativo e alla prospettiva di un aumento di pena, per le conseguenze di non aver ottemperato all'obbligo sancito in sentenza, l'avvocato Zanin ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, contestando il fatto che la legge mette sullo stesso piano chi ha un reddito e può pagare e chi, a seguito delle vicende avverse dovute alla separazione, versa in condizioni di indigenza assoluta. Nel suo ricorso, mette in luce come la legge del 2019, sia in palese contrasto con il dettato dell'articolo 32 della Costituzione, secondo cui “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. “L'elemento sanitario” -continua l'avvocato Zanin- “È palese nelle intenzioni stesse di questa parte della norma sul codice rosso che mira, attraverso un percorso di tipo psicologico, a prevenire che il soggetto torni a commettere gli stessi reati".

Quindi c'è un interesse generale. Per di più, se come appare tutto il progetto ha uno scopo curativo, non si capisce perché le persone che si trovano in una condizione seppur temporanea di indigenza se lo debbano pagare, pena la perdita della sospensione della condanna che vorrebbe dire finire dietro alle sbarre anche per fatti non caratterizzati da particolare gravità secondo il codice penale”. Questo fatto di cronaca, si inserisce nel più ampio dibattito, generato dall'ondata emotiva che sta attraversando tutta Italia, a seguito del ritrovamento del corpo di Giulia Cecchettin e della prossima estradizione dalla Germania, dell'assassino Filippo Turetta.

Appare evidente come a norme giuste, che mirano finalmente a tutelare le donne dalla violenza maschile, non corrisponda per ora, una capacità strutturale di dare risposte pratiche. Non è possibile che vi sia solo un centro autorizzato in tutta la provincia di Treviso a svolgere corsi per “disinnescare” attraverso un percorso psicologico gli uomini maltrattanti. Anche la questione riguardante l'accesso a tale corso, dovrà essere oggetto di disamina da parte delle istituzioni preposte. Si attende l'esito del ricorso dell'avvocato Annalisa Zanin, perchè sono le questioni pratiche e non i proclami politici a dare risposta alle donne.



Questo è un articolo pubblicato il 24-11-2023 alle 12:14 sul giornale del 25 novembre 2023 - 20 letture






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