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Treviso: La memoria del soldato Desiderio

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Desiderio Dalle Ceste, Deio per gli amici Desi per la moglie, catturato il 10 settembre 1943 assieme ad altri commilitoni a Dogna in provincia di Udine è uno dei nostri soldati che verrà mandato in un campo di concentramento. Desiderio ritorna a casa e non racconta nulla di che cosa è successo. Quando la realtà dell'orrore supera l'immaginazione, le parole non servono più. Desiderio è andato avanti e noi oggi lo eleggiamo a simbolo di tutti i soldati della Marca che sono stati in un Stammlager

Nel giorno della memoria, scegliamo per il nostro appuntamento dell'Editoriale di sabato 27 gennaio 2024, un soldato italiano per rappresentarli tutti. Si chiamava Desiderio Dalle Ceste, nato a Chiesa frazione di Goima Zoldo Alto il 10 maggio 1908 e ancora neonato trasferito con la famiglia a Refrontolo in località Federa. Bravissimo falegname, sposato e già padre di una bambina (poi arriveranno altre due femmine) viene richiamato dalla patria che ha bisogno di sangue nel marzo del 1943. Veste la divisa del 60esimo Reggimento Fanteria, è più grande degli altri che non hanno nemmeno i peli della barba e diventa un fratello maggiore per molti di loro.

Il 10 settembre 1943 è di guardia con altri venti commilitoni alla linea ferroviaria a Chiusaforte. Quel giorno i Tedeschi sanno già tutto, conoscono perfettamente la disposizione su tutto il territorio italiano e oltre dei nostri soldati. Catturano Desiderio senza sparare un colpo, proprio il giorno in cui aspettava la visita del fratello e della moglie, ed è questa una caratteristica che ritroviamo anche a Cefalonia e in tutti i luoghi nei quali i nostri vengono spogliati delle armi e caricati sui carri bestiame. Desiderio scrive una lettera nel momento della cattura e la getta da una fessura del vagone: “Parto per ignota destinazione, speriamo che tutto vada bene e sempre state avvinti, pregate per me, presto vi sarà avvertito con il nuovo indirizzo speriamo di rivederci presto, assieme sono tutti paesani così ci facciamo compagnia. Addio Desiderio".

In lui si avverte ancora il senso della ragione, non sa che i suoi carcerieri non sono esseri umani e nemmeno soldati, anche se portano delle divise. Coloro che lo hanno fatto prigioniero sono demoni, usciti dal fuoco dell'inferno e Desiderio lo imparerà appena giunto a Stammlager IX B che è situato a Bad Orb in Assia vicino a Francoforte sul Meno. Non è un campo di prigionia, non è un carcere e non è un albergo, è uno dei tanti luoghi di sterminio attraverso il lavoro forzato. Se gli ebrei vengono per lo più mandati nelle camere a gas e i loro corpi bruciati nei forni crematori, per i nostri soldati la morte arriva attraverso la tortura del lavoro fino allo sfinimento, senza mangiare al freddo e al gelo della Germania del Reich. Sui due anni lenti a passare a Stammlager IX B torneremo ancora per raccontare quel tempo di privazioni fisiche e mentali.

Desiderio ogni tanto sarà con noi, negli Editoriali e ci darà il suo punto di vista importante sull'attualità. Chi ha provato il dolore oltre il dolore, può meglio di noi consigliarci con un sorriso e invitarci ad assaporare la vita senza troppe inutili preoccupazioni. Il 12 gennaio del 1945 finalmente libero scrive da Porta Westfalica: “Come va la stalla, il maiale lo avete ucciso, era abbastanza bello ? La vostra situazione com'è ? Cercate di fare alla meglio. Non ho ancora ricevuto vostra corrispondenza in risposta alle mie da quando ci hanno lasciati liberi, neppure il pacco spedito il 13 ottobre forse sarà a Offenbach se Dio vuole arriverà. Circa un mese fa il mio amico Angelo Calderari ha ricevuto posta da sua sorella, dove gli fa noto che Isetta è stata a casa sua, sono contento che voi tutti state bene. Isetta riscuoti ancora in sussidio ? Spero di si. In questo riguardo ci parleremo, se avrò fortuna di riabbracciarti. Ti raccomando veglia su Lidia, che abbia a crescere una ragazzina per bene, digli che il suo papà lontano prega sempre per lei, e se quando avrò la fortuna di riabbracciarla. vorrò vedere una ragazzina per bene. Isetta datti coraggio e non pensare alle cose materiali, che se Iddio ci da la salute rimedieremo a tutto col tempo” continua “spero che questa mia vi abbia da giungere per farvi stare tranquilli, non abbiate pensiero per me, come vi ho detto qui sono più al sicuro di prima, è un piccolo paese di montagna”.

Desiderio ritorna a casa a piedi. Arriva a Conegliano e lava il suo magro volto alla fontana dei Cavalli per togliere il sangue di una violenta emoraggia. Poco dopo è a Refrontolo il 28 luglio del 1945 pesa 40 chili e all'inizio non lo riconoscono. Riabbraccia la moglie Isetta e la figlia Lidia. Insieme sconfiggeranno i tedeschi e la guerra, mettendo al mondo altre due figlie Luciana e Clara. Un Veneto andato e tornato, altri andati e mai più ritornati. Vedove inconsolabili a piangerli in eterno. Desiderio uno di noi, ci parla ancora e ci parla al cuore.



Questo è un editoriale pubblicato il 26-01-2024 alle 19:55 sul giornale del 27 gennaio 2024 - 58 letture






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