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Treviso: L'orecchio di Elisa Campeol, il Piave, Fabrizio Biscaro e la galera

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Il truce omicidio di Elisa, ha avuto il 2 febbraio una risposta con una sentenza "In nome del Popolo Italiano". Considerazioni sul delitto e sulla pena, sul Piave e sui genitori della vittima e del carnefice. REMS o galera ? Comunque sia, abbiamo perso tutti il sorriso di Elisa

Una foto volutamente a bassa definizione. Mirka e Eligio Campeol non amano farsi ritrarre con felpe particolari e capelli con il gel come un'altra nota famiglia. Non vogliono nemmeno che il loro nome, la loro spaventosa vicenda e la bellissima figlia Elisa, siano strumentalizzati da un partito che ha perfino riscoperto i patriarchi pur di far passare qualche straccio di idea. Hanno una dignità, loro ! Eligio falegname di Pieve di Soligo, uno che come tutti gli artigiani della zona, ha creato con le mani, mobili che sono opere d'arte. Adesso è seduto su un divano, dove trascorre le giornate di un tempo senza tempo e ogni tanto quelle mani cercano quelle di Mirka. Non dorme, dice Mirka: “Mio marito non dorme più neanche con le pastiglie di sonnifero”.

Quelle mani abili con il duro legno, appaiono contratte e certamente saprebbero cosa fare a Fabrizio Biscaro, anche se Eligio non pronuncia mai parole di vendetta fisica. Il diritto alla vendetta è un diritto o no ? Non serve che vi chieda se capitasse a voi. Ognuno ha una sua personale ricetta di cosa fare all'assassino. Si va dai mezzi più sbrigativi, come le armi da fuoco, ad altri più strani e sofisticati come le motoseghe o le torture medioevali.

Tutto giustissimo, ma esiste la Legge, esiste il Codice Penale e di Procedura Penale e esistono i Tribunali, che non possono applicare le vendette, ma la migliore applicazione dei Codici per una giusta sentenza, che può essere sempre e solo di pena detentiva. Non è possibile chiedere altro e sotto questo aspetto dobbiamo essere chiari: i familiari hanno il diritto di pensare alla vendetta, ma la Giustizia applica la Legge e la pena detentiva deve tendere alla rieducazione del reo, perchè così è stata formulata. Questo è ciò che distingue lo Stato di Diritto dai regimi totalitari. Però la sensazione è che vincano gli assassini, non possiamo negare che qualunque pena edittale appaia ai nostri occhi gravemente insufficiente.

Il giudice può, ex art. 132.2 C.P. applicare la pena entro i limiti della cornice edittale. Di più non può fare. Eppure il senso d'insoddisfazione lo sentiamo, non solo nei genitori di Elisa, ma anche tra tutte le persone con le quali abbiamo parlato. Appaiono di lana caprina le manette e le catene alle caviglie della Salis, che così ha anche lei i suoi 5 minuti di pubblicità. Ciò che appare mostruosamente difforme è il futuro, tra genitori e carnefice. Per i primi: fine pena mai, quindi ergastolo addirittura ostativo. Per loro non esistono: permessi, semilibertà, il lavoro all'esterno (art. 21 dell'Ordinamento Penitenziario) ma sempre e solo galera e qualche messa in memoria e forse, speriamo almeno in una via o piazza Elisa Campeol a Pieve di Soligo.

Per Fabrizio Biscaro, la galera è un pò più larga e le sbarre un giorno o l'altro potrebbero allargarsi seguendo gli anni e il cambiamento, vero o finto che sia. Adesso parliamo della pena che il 2 febbraio la Corte d'Assise di Treviso, al termine di una lunga Camera di Consiglio e con il parere dei Giudici Popolari ha inflitto all'assassino, riconosciuto capace di intendere e di volere da una perizia disposta dal Tribunale. Non è arrivato l'ergastolo, ma 25 anni di reclusione. Mirka ha detto: “Speravamo almeno nell'ergastolo”. Di quel speravamo, cerchiamo attraverso questo Editoriale di ragionare, seppur con difficoltà.

Abbiamo appena affrontato la questione del diritto dei familiari a pensare ad una vendetta. Adesso analizziamo come e perchè Fabrizio Biscaro è comparso in giudizio. Fabrizio Biscaro era stato in cura presso il Centro di Igiene Mentale e la sorella Margot, ha dichiarato che si era allontanato, senza più volerlo frequentare a causa di alcune discussioni con una dottoressa. Quindi aveva sospeso la terapia in atto e non era più seguito da nessuno. Aveva iniziato a lavorare e nel frattempo progettava un omicidio che avrebbe soddisfatto la sua voglia di “fare del male” come dichiarato al PM Gabriella Cama. I genitori Mario Biscaro e Tatiana, non vogliono commentare, ma in passato hanno accusato il Centro d'Igiene Mentale, di aver abbandonato Fabrizio, che però ai loro occhi appariva tranquillo.

Dopo l'omicidio, si era costituto ai Carabinieri, mostrando con orgoglio il suo trofeo, l'orecchio mozzato a Elisa. Non voleva farla franca, come tutti gli assassini, ma non si curava minimamente delle conseguenze, quando con le mani sporche di sangue e il sacchetto con coltello e orecchio suonava il campanello ai Carabinieri di Valdobbiadene. Se ci chiediamo se questo soggetto e questo comportamento, siano normali, la risposta appare ovvia.

Tre possibilità: art. 85 C.P. incapacità totale d'intendere e di volere. L'imputato non può comparire in giudizio e viene associato ad una struttura REMS per un tempo minimo di 10 anni, salvo successive valutazioni degli psichiatri. Art. 89 C.P. intitolato “vizio parziale di mente”. L'imputato era al momento del fatto in uno stato di infermità tale da scemare grandemente, senza escluderla la sua capacità d'intendere e di volere. Risponde del fatto, ma la pena è diminuita. La terza possibilità, quella della sentenza è la piena capacità d'intendere e di volere di Fabrizio Biscaro, al momento dell'omicidio.

Tuttavia la Corte d'Assise, non appare a quanto sembra, pienamente d'accordo e decide di non dare l'ergastolo, ma una pena che non soddisfa nessuno. Il Pubblico Ministero aveva chiesto l'ergastolo, mentre la difesa si batteva per l'infermità totale di mente. Su questo punto, vorrei ricevere oltre agli ovvi commenti su cosa fare al Biscaro, anche qualche commento di avvocati penalisti, capaci di esprimere un parere tecnico giuridico.

Il nostro fiume il Piave, l'Isola dei Morti luogo del terribile omicidio è uno dei luoghi più simbolici della storia e si trova sul versante più settentrionale del Montello vicino a Moriago della Battaglia. Nel finire della Prima Guerra mondiale, nell'ottobre 1918, venne combattuta la battaglia denominata della Vittoria, che fu una controffensiva guidata dagli Arditi del Piave, che portò alla fine della Grande Guerra. Morirono migliaia di giovanissimi soldati, i famosi così vennero chiamati “ragazzi del 99”.

Erano dei diciannovenni, che morirono imbracciando un fucile troppo grande per loro. Tanti anni dopo, una ragazza parcheggia la sua Fiat 500, non ha una divisa, ma un costume da bagno. Non ha un fucile ma una bottiglietta d'acqua, eppure finisce ammazzata in quel luogo, macchiando ancora di sangue le bianche pietre del fiume sacro alla Patria, come se il triste rosario dell'inutile guerra volesse ancora una vittima, la bellissima e dolce Elisa Campeol.



Questo è un editoriale pubblicato il 03-02-2024 alle 18:38 sul giornale del 04 febbraio 2024 - 20 letture






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