SEI IN > VIVERE VENETO > ATTUALITA'
articolo

Treviso: "Cara Giulia" dopo la nonna anche il padre di Giulia Cecchettin pubblica un libro

5' di lettura
22

Esce il 5 marzo, edito da Rizzoli, il libro "Cara Giulia" scritto "insieme" allo scrittore Marco Franzoso da Gino Cecchettin ultranoto padre della giovane assassinata in circostanze affatto chiare, il cui corpo venne ritrovato in località Pezzeda sulla strada tra il Piancavallo e il lago di Barcis in Friuli. Si concretizza così ciò che molti temevano: la spettacolarizzazione della morte in chiave politica e commerciale, senza che la povera Giulia possa avere quella pace e quel rispettoso silenzio che la morte richiede

A noi piace, seppur tristemente, ricordare così Giulia Cecchettin. Immaginare il suo corpo che ha freddo, gettato come spazzatura tra i monti del Piancavallo e poi il fiato caldo di Jageer un Flat Coated Retriever di quattro anni che l'ha ritrovata, scaldandola almeno un pò e facendola sentire in compagnia. Meglio la compagnia dei cani, loro non tradiscono, non accoltellano e non scrivono libri e neanche girano serie televisive, tranne “Le avventure di Rin Tin Tin” (The Adventures of Rin Tin Tin) serie televisiva trasmessa dalla rete televisiva ABC dal 1954 al 1959 e poi tradotta e replicata in Italia, che tutti coloro che erano ragazzi in quegli anni ricorderanno.

Grande evidenza da parte di tutti i media, giornali e televisioni alla notizia della ormai prossima pubblicazione (esce il 5 marzo edito da Rizzoli) del libro “Cara Giulia” scritto dal padre Gino Cecchettin in collaborazione, forse anche qualcosa di più, con lo scrittore Marco Franzoso nato a Dolo e laureato all'Università di Padova (non sappiamo in cosa) con una tesi sui Duran Duran e noto per alcuni romanzi, uno dei quali “L'innocente” è vincitore nel 2019 del premio Mondello e opzionato per la prossima realizzazione di un film.

Dopo il libro su Giulia Cecchettin ci sarà anche il film oppure una serie televisiva ? E' molto probabile, dipenderà anche dall'attenzione che il pubblico, indotto dalla politica, riserverà ancora allo stantio tema del patriarcato. Dove siano tutti questi patriarchi non lo sappiamo, di notte vediamo solo la fioca luce dei fornelletti a gas dei mariti cacciati di casa e costretti sotto ai ponti con il sacco a pelo, oppure i più fortunati li vediamo dormire in macchina. Ma è solo, la nostra una deformazione professionale, alla “piastra a induzione cerebrale” preferiamo la realtà e la verità, non indotte.

Il 10 dicembre 2023 pubblicavamo un articolo a firma Gianpaolo Quadrelli “Gino Cecchettin: ”Ai miei clienti, fornitori, amici e colleghi" dove perfino con l'incapacità di digitare sulla tastiera del computer, tanto imbarazzante era ciò di cui dovevamo occuparci, scrivevamo: “Incredibile, tutto così incredibile, che se non vi fosse stata veramente la morte di Giulia Cecchettin, direi che è un film. Il lutto nella drammaturgia mediatica, perde la sua connotazione di straziante dolore per assurgere a fenomeno mediatico". L'articolo ebbe molte letture e qualche polemica. Certamente il merito di “richiamare” al senso del lutto, che è di per se da milioni di anni nero e non fucsia e non sforna: comunicati stampa, interviste giorno e notte fino allo sfinimento, interviste a “Che tempo che fa”. Che tempo fa in una cassa da morto ? Brutto, sempre bora di quella secca e nera o pioggia torrenziale e solo per chi ha la fortuna di credere in Dio si aprono scenari di colore e luce radiosa nell'aldilà.

La morte di un figlio è il peggior dolore che un uomo o una donna possono provare. Vorremmo, ma non ne abbiamo il coraggio e forse lo troveremo intervistare i genitori di Elisa Campeol. Loro si dignitosi e silenziosi, Mirka e Eligio vivono a Pieve di Soligo, chiusi nel dolore, dopo che Fabrizio Biscaro (appena condannato a 25 anni) gli ha ucciso l'adorata figlia. Non pensano a scrivere libri e a girare film e serie televisive. Il lutto è nero come la pece, non si nutre di pubblicità e discorsi scritti da altri e letti in chiesa. La morte di un figlio corrode chi sopravvive, impedisce ogni azione, tantomeno azioni strumentalmente utilizzabili come veicoli di un pensiero politico, unicamente di una parte politica, che nega l'esistenza di uomo e donna, ma impone la “fluidità” e vuole distruggere la famiglia.

La pseudo regista Cortellesi svolge anche lei un'azione politica di delegittimazione della famiglia, descritta nel suo pessimo film come luogo di sofferenza e orrore. Il libro di Gino Cecchettin si intitola: “Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia” e già dal titolo si pone su un piano che non è quello del genitore sopravvissuto ma morto dentro. Cerca forzando la mano esempi mirabili di insegnamenti sociopolitici, che con tutto il rispetto non possono giungere dalla vita, seppure importante di una ragazza di vent'anni. Era brava a scuola ed è giusto il conferimento della laurea fatto qualche giorno fa dall'Università di Padova, ma al di la di questo era una ragazza come tante.

Non può essere un faro per la società italiana, che può immedesimarsi nel dolore, nel lutto, nella perdita, non negli insegnamenti di una ragazza che si stava solo affacciando alla vita. Dopo il libro della sorridente nonna di Giulia, che lasciò sbalordito anche l'attore Sandro Torella, il quale dedicò un suo commento, mentre scorrevano le immagini di un'intervista a “nonna Carla” eletta subito “nonna di tutti gli italiani”, ecco l'annuncio del nuovo libro in famiglia.

Gino Cecchettin “padre di tutti gli italiani” ? Vorremmo solo che rimanesse in silenzio, senza più interviste e il fin troppo prevedibile libro, il sicuro film e la carriera politica. Sempre che il partito che lo spinge non lo abbandoni strada facendo, dopo averlo usato per scopi politici. Il lutto è nero come la pece, non può essere fucsia.



Questo è un articolo pubblicato il 08-02-2024 alle 16:09 sul giornale del 09 febbraio 2024 - 22 letture






qrcode