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Editoriale

Treviso: Foibe: "Chi la da dar la da aver"

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Il 10 febbraio di ogni anno, si celebra "Il Giorno del Ricordo" ma i conti non tornano, sono spariti nelle foibe migliaia di italiani. Non sono tornati alle loro terre migliaia di esuli giuliano - dalmati, trattati come traditori appestati in Italia e costretti per anni in campi profughi

Una tragedia italiana, l'Istria e la Dalmazia erano da sempre terre italiane, abitate da italiani e da minime minoranze slave e di altre etnie. Ci sono molti libri sull'argomento, compresi quelli dei negazionisti scritti per capovolgere la verità. Presso le associazioni, ad esempio quella di Zara, si possono consultare gli elenchi dei residenti divisi per etnie, prima e durante la seconda guerra mondiale.

La persecuzione degli italiani venne studiata a tavolino da Tito con elenchi accuratissimi già pronti dal 1944 e aggiornati continuamente sino all'orrore delle foibe. L'obiettivo era la decapitazione di un'intera classe dirigente, non una resa dei conti nei confronti dei fascisti, molti dei quali riuscirono a scamparla imboscandosi con gli anglo-americani.

A pagare furono sopratutto i civili che vennero subito eliminati se svolgevano una di queste funzioni: funzionari di banca, assicuratori, giornalisti, professori e maestri di scuola, sacerdoti, dipendenti dell'anagrafe, negozianti, commercianti, artisti, proprietari terrieri e industriali, oltre a tante altre categorie. Vennero infoibati, e con loro anche i partigiani italiani rei di essere patrioti, uccisi assieme ai militari e ai Carabinieri.

Ammazzare tanta gente per i titini non era difficile, ma richiedeva tempo. Molti italiani vennero uccisi anche due anni dopo la fine della guerra e nel frattempo detenuti in condizioni atroci e costretti a lavorare nei campi di sterminio. Come si è comportata quella parte d'Italia non colpita direttamente dall'esodo ? Fregandosene, accogliendo a sputi e insulti la meravigliosa e dolente gente d'Istria e Dalmazia.

L'episodio della stazione di Bologna è una macchia incancellabile. Un treno carico di esuli venne bersagliato con delle pietre e alle mamme che chiedevano del latte per i loro bambini fu fatto vedere il latte che veniva versato per terra in segno di sfregio. Il trattato di Osimo siglato il 10 novembre 1975 tra il Ministro degli Esteri jugoslavo Milos Minic e l'omologo italiano Mariano Rumor, sancì la perdita definitiva delle terre italiane ad est e per fortuna il cosidetto Territorio Libero di Trieste, preda prima dei titini e poi delle scorribande inglesi, alla fine tornò all'Italia.

Tutti abbiamo visto la foto del Presidente Mattarella e del Presidente Sloveno Borut Pahor che nel 2020 si incontrano e si tengono per mano davanti alla foiba di Basovizza. Viene restituita alla comunità slovena la casa di cultura Narodni Dom in via Filzi 14 a Trieste, ma i conti non tornano. Cosa è stato restituito a noi italiani ? I parenti degli infoibati, hanno il diritto di sapere dove poter portare un fiore ad un loro familiare.

I tanti governi italiani non si sono interessati non solo di richiedere un risarcimento, ma nemmeno di avere gli elenchi dei nomi. Una storica slovena Natasa Nemec che da molti anni si occupa di ritrovare attraverso elenchi per troppi anni nascosti i luoghi di uccisione dei nostri connazionali, ha consegnato un elenco di oltre 1.000 nomi e relative foibe e la dobbiamo ringraziare.

Nessuno può più sperare in un processo, ma almeno sapere come riempire con una notizia certa il doloroso vuoto dell'assenza di un corpo da onorare. Mario Grapulin a Gorizia vide portare via suo padre e suo fratello la notte tra il 2 e il 3 maggio del 1945. Gli legarono i polsi con il filo di ferro, così li ricordava sperando fino all'ultimo di sapere dov'erano stati portati. Non ha saputo nulla, forse adesso li ha ritrovati in paradiso assieme a tutti gli altri d'Istria e Dalmazia. “Chi la da dar la da aver”



Questo è un editoriale pubblicato il 09-02-2024 alle 18:46 sul giornale del 10 febbraio 2024 - 20 letture